Non innaffiare le viti in questo momento o rovinerai il raccolto: ecco l’errore comune

Le viti attraversano diverse fasi cruciali durante il loro ciclo vegetativo, e la gestione dell’irrigazione in questi momenti richiede attenzione e consapevolezza. Un errore comune tra gli appassionati e i professionisti è quello di irrigare le viti nella fase sbagliata, soprattutto durante l’invaiatura, il periodo in cui l’uva matura e inizia a cambiare colore. Innaffiare in questo momento può avere effetti negativi sulla qualità del raccolto, compromettendo aromi, concentrazione degli zuccheri e consistenza degli acini.

Invaiatura: il momento delicato da evitare per l’irrigazione

L’invaiatura è una delle fasi più sensibili nella coltivazione della vite. Questa parola indica il periodo in cui gli acini passano dal verde ad acquisire i tipici colori che caratterizzano la maturazione: rosso, viola o giallo, a seconda del vitigno. In questa fase, la pianta indirizza le proprie energie verso la concentrazione degli zuccheri, degli aromi e degli antociani nei frutti.

Irrigare durante l’invaiatura è fortemente sconsigliato perché un eccesso di acqua può portare alla diluizione degli zuccheri presenti nelle uve, abbassando il grado zuccherino e compromettendo la qualità e la potenzialità del vino prodotto. Inoltre, un’umidità elevata durante questo periodo favorisce lo sviluppo di malattie fungine che possono diffondersi nei grappoli, rendendo il raccolto vulnerabile e meno pregiato.

Gli errori comuni nell’irrigazione della vite

Gli errori più frequentemente commessi riguardano la tempistica e la quantità dell’acqua somministrata:

  • Innaffiare durante l’invaiatura: questa pratica può alterare la composizione chimica dell’uva, riducendo la concentrazione degli composti aromatici e la consistenza degli acini, ovvero quella “croccantezza” che si ricerca nei grappoli di qualità. Il rischio è la produzione di un vino meno concentrato e più anonimo.
  • Irrigazione superficiale troppo frequente: l’abitudine di innaffiare poco e spesso porta le radici a svilupparsi solo negli strati superiori del terreno, rendendo la pianta più vulnerabile agli stress idrici. Un’irrigazione profonda e meno frequente favorisce invece radici forti e profonde, capaci di sostenere la vite anche nei periodi di siccità.
  • Irrigazione nelle ore più calde: un errore tecnico è bagnare le viti quando il sole è alto e la temperatura elevata, poiché l’evaporazione è rapidissima e l’acqua non arriva alle radici, con spreco di risorse e rischio di stress termico per la pianta.
  • Non monitorare l’umidità del suolo: ignorare la reale situazione idrica del terreno porta spesso ad irrigare inutilmente, aumentando il rischio di ristagni e patologie.
  • Come gestire correttamente l’irrigazione

    Una corretta gestione dell’irrigazione si basa sulla comprensione delle esigenze idriche delle viti e sulla capacità di adattare le operazioni in base alle condizioni ambientali e all’annata.

    Monitoraggio e metodi di irrigazione

    Il monitoraggio dell’umidità del suolo è essenziale per stabilire se e quando procedere con l’irrigazione. Si può effettuare manualmente, scavando nel terreno per valutare la presenza di umidità, oppure con l’uso di sensori elettronici specializzati, che consentono un controllo costante e dati precisi.

    Le tecniche di irrigazione più diffuse in viticoltura sono:

  • Irrigazione a goccia: permette di somministrare la giusta quantità di acqua direttamente alle radici, riducendo sprechi e il rischio di malattie fungine dovute all’umidità sulle foglie.
  • Irrigazione per aspersione: meno utilizzata, è efficace solo in condizioni di caldo estremo, ma può favorire lo sviluppo di muffe se praticata in modo scorretto.
  • Irrigazione profonda: da preferire rispetto a quella superficiale; favorisce radici robuste e una pianta più resistente agli stress.
  • Il momento ideale per irrigare è la mattina presto o la sera, quando l’evaporazione è minima e la pianta può assorbire l’acqua in modo più efficiente, limitando anche lo sviluppo di malattie fungine.

    Fasi più adatte per innaffiare e quando sospendere completamente

    La vite dimostra una notevole resistenza alla siccità che la rende diversa da molte altre colture. Durante la stagione di crescita, in particolare tra la rottura delle gemme e la formazione dei grappoli, il fabbisogno idrico aumenta, in particolare in assenza di precipitazioni; in media, la pianta necessita di 25-50 mm d’acqua a settimana.

    È importante, però, ridurre gradualmente l’irrigazione mano a mano che ci si avvicina all’invaiatura. Dopo questa fase, se la pianta è stata irrigata correttamente fino a quel momento, dovrebbe avere le riserve idriche necessarie per portare a maturazione i grappoli senza ulteriori apporti di acqua. Dall’invaiatura in poi, è consigliato interrompere completamente l’irrigazione fino a dopo la vendemmia per preservare la qualità finale del raccolto.

    Solo in situazioni di siccità estrema e dove il terreno non trattiene acqua, si può valutare un’irrigazione molto contenuta, sempre prestando attenzione a non superare il fabbisogno effettivo della pianta e a evitare la diluizione degli zuccheri.

    Effetti negativi dell’eccesso di acqua sul raccolto

    Se le viti vengono irrigate durante l’invaiatura o nelle fasi finali della maturazione, si possono manifestare effetti quali:

  • Diluzione dei composti aromatici: si perde l’intensità aromatica che caratterizza i vini di eccellenza.
  • Bassa concentrazione zuccherina: riduce il potenziale alcolico del vino e ne compromette il profilo.
  • Maggiore suscettibilità alle malattie fungine: gli acini con pelle più sottile rischiano di rompersi, favorendo muffe e marciumi.
  • Perdita di consistenza: i grappoli si presentano meno turgidi, con acini che tendono a “scoppiare”.
  • Questi pericoli rendono fondamentale interrompere tempestivamente l’irrigazione e monitorare attentamente il decorso della maturazione.

    L’importanza della corretta irrigazione per la qualità del vino

    La viticoltura moderna attribuisce grande rilievo al concetto di terroir, l’insieme delle condizioni ambientali che determinano l’unicità di ogni vigneto. La gestione dell’acqua gioca un ruolo chiave nell’esaltare le caratteristiche di ogni varietà e nel garantire raccolti di elevata qualità. Una gestione idrica errata vanifica il lavoro di un anno e può rendere vano anche l’impegno di generazioni di produttori.

    Durante le ultime fasi di maturazione, la vite deve lavorare con le proprie riserve idriche, così da concentrare aromi, zuccheri e sostanze polifenoliche nei frutti. Il rispetto di questi delicati equilibri consente di ottenere vini dal carattere intenso e territoriale, riducendo gli interventi in cantina e preservando la naturale integrità della materia prima.

    In conclusione, evitare l’irrigazione delle viti al momento sbagliato, e in particolare durante l’invaiatura, significa rispettare i cicli naturali e favorire la produzione di uva di eccellente qualità: il primo passo per raccogliere i frutti di una stagione di lavoro e per portare in cantina le migliori espressioni di ogni vigneto.

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