L’ultimo aggiornamento normativo in materia di IMU non pagata ha introdotto un sistema di sanzioni significativamente più rigido e articolato, che coinvolge tutti i contribuenti che non rispettano le scadenze previste per il 2025. Con l’entrata in vigore delle nuove regole dal 1° settembre 2024, chi omette o ritarda il pagamento dell’imposta municipale rischia di dover affrontare multe molto più onerose rispetto al passato, se non interviene tempestivamente per sanare la propria posizione.
Il nuovo regime sanzionatorio: cosa cambia e quando si applica
A partire da settembre 2024 trova applicazione il nuovo impianto sanzionatorio previsto dal decreto legislativo n. 87/2024, valido per tutte le violazioni commesse da quella data in poi. La principale innovazione riguarda la sanzione base ridotta dal 30% al 25% dell’imposta non versata, applicata però solo nei casi in cui il contribuente non regolarizzi spontaneamente la propria posizione e la violazione sia accertata dall’ente impositore. A questa sanzione si aggiungono gli interessi legali maturati nel periodo di ritardo, fissati su base annua secondo ratei aggiornati di anno in anno.
Il nuovo regime promuove una maggiore proporzionalità delle sanzioni, differenziando entità e gravità in funzione del numero di giorni di ritardo e della modalità con cui viene sanata la violazione. Tali principi sono stati ribaditi anche dalla recente bozza di Decreto legislativo sui tributi regionali e locali approvato dal Consiglio dei Ministri a maggio 2025, che punta a una semplificazione degli adempimenti e a una migliore corrispondenza tra sanzione e grado di infrazione.
Tutte le soglie di sanzione per il mancato pagamento IMU
Lo scenario sanzionatorio risulta ora suddiviso in più fasce, in base al tempo intercorso tra la scadenza ordinaria (tipicamente il 16 giugno per l’acconto) e il versamento effettivo:
- Fino a 14 giorni di ritardo: sanzione dello 0,083% per ogni giorno, fino a un massimo dell’1,162%, permettendo un minor aggravio per chi interviene rapidissimamente.
- Dal 15° al 30° giorno di ritardo: sanzione fissa dell’1,25%.
- Dal 31° al 90° giorno di ritardo: sanzione dell’1,39%. In precedenza, fino a tutto agosto 2024, era dell’1,67% (pari a 1/9 del 15%), ma con la riforma è scesa, in termini percentuali pur passando dal precedente regime “penale” a quello attuale più proporzionato.
- Oltre 90 giorni ed entro il termine per la presentazione della dichiarazione IMU: la sanzione sale al 3,125% (pari a 1/8 del 25%), configurando quella che in gergo viene definita “ravvedimento lungo”.
- Dopo il termine di presentazione della dichiarazione: si applica una sanzione del 3,572%.
- Se il pagamento avviene solo a seguito della comunicazione di un atto (non preceduto da verbale e senza richiesta di adesione): la sanzione arriva al 4,17%.
L’importanza della tempestività nel ravvedimento è quindi cruciale: più si prolunga il ritardo nel pagamento dell’IMU, più la sanzione percentuale si avvicina al massimo stabilito dal nuovo impianto legislativo, arrivando a superare ampiamente anche le soglie storicamente considerate “tollerabili”.
Ravvedimento operoso: come sanare la situazione
Il legislatore ha mantenuto, anche nel nuovo contesto, il principio del ravvedimento operoso: il contribuente può regolarizzare spontaneamente il proprio illecito, versando l’IMU dovuta aggiungendo sanzioni e interessi ridotti proporzionalmente alla rapidità con cui si interviene. Basta effettuare il pagamento secondo le percentuali previste per la fascia temporale di riferimento (ad esempio, 1,25% entro 30 giorni, 3,125% oltre i 90 giorni ma entro un anno, e così via).
L’imposta e le relative sanzioni devono essere corrisposte attraverso i tradizionali canali di pagamento (F24, PagoPA, ecc.), indicando nella causale il periodo di imposta di riferimento e segnalando l’intenzione di avvalersi del ravvedimento operoso. In questo modo il soggetto evita somme aggiuntive legate a successivi atti di accertamento da parte del Comune.
Se invece il contribuente attende una comunicazione dell’ente impositore senza essere intervenuto, scatterà la sanzione base integrale del 25% e non sarà più possibile sfruttare il vantaggio delle sanzioni ridotte. Ciò comporterà una forte penalizzazione economica e l’obbligo di corrispondere anche tutti gli interessi calcolati dalla data di scadenza a quella del pagamento effettivo.
Effetti a lungo termine, accertamenti e prescrizione
Nel caso in cui la violazione non venga sanata spontaneamente e l’IMU resti non pagata per più anni, l’ente impositore potrà notificare un avviso di accertamento entro il termine di 5 anni dalla scadenza originaria. Trascorso questo periodo, si verifica la prescrizione del credito tributario nei confronti del contribuente, a meno che nel frattempo non siano stati compiuti atti interruttivi (notifiche, richieste di pagamento, ecc.).
Nel tempo possono accumularsi ulteriori interessi legali, secondo le aliquote previste per ciascun anno fiscale di riferimento (ad esempio, 0,8% per il 2019, 0,05% per il 2020, ecc.), con il rischio di vedersi notificare somme che dopo 5 o 10 anni risultano nettamente superiori al debito iniziale, anche in virtù delle sanzioni maggiorate e delle spese amministrative.
In caso di omessa o infedele dichiarazione IMU, secondo la riforma del 2025, trova applicazione una maggiore proporzionalità delle sanzioni ma anche una maggiore attenzione nelle attività di accertamento da parte dei Comuni che, grazie alle nuove procedure telematiche, dispongono ora di strumenti automatizzati per individuare e contestare rapidamente le situazioni irregolari.
Emerge quindi che la scelta di non pagare l’IMU o di eseguire i versamenti in grave ritardo espone il contribuente a conseguenze economiche pesanti, talvolta molto superiori rispetto all’importo originario dell’imposta dovuta. Oltre le sanzioni, le somme vengono maggiorate da interessi pluriennali e, nei casi più gravi, può scattare anche la procedura di riscossione forzata tramite ingiunzione fiscale o iscrizione di ipoteca sull’immobile.
In sintesi, con il nuovo sistema sanzionatorio in vigore dal 2024-2025, viene rafforzato il principio della collaborazione spontanea e della trasparenza: solo chi paga tempestivamente può sperare di limitare i danni economici. La mancata attenzione, al contrario, rischia di tradursi in multe molto elevate e in una spirale di debiti che può durare anni, aggravata da procedure di recupero coattivo sempre più rapide ed efficaci grazie alla digitalizzazione della pubblica amministrazione.